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Asl truffata: 4 società dichiarano di avere dei crediti, ma erano stati ceduti anni prima

07 / 03 / 2016

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Valentina Martinisi

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In seguito alle indagini coordinate dalla Sezione reato contro la Pubblica Amministrazione della Procura della Repubblica di Napoli, i militari del Nucleo Polizia Tributaria della guardia di finanza di Napoli hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare dell’obbligo quotidiano di presentazione alla Polizia Giudiziaria, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli 24esimo Ufficio, nei confronti dei rappresentanti legali di 4 aziende creditrici dell’Asl di Napoli 1, ritenuti responsabili di “falsità ideologica in atto pubblico e truffa ai danni di ente pubblico”. La complessa attività investigativa, avviata in seguito alla denuncia presentata nell’aprile del 2014 dal direttore generale e dal direttore amministrativo dell’Asl Napoli 1 Centro, ha consentito di accertare riscossioni indebite di crediti, per oltre 8 milioni di euro, da parte delle aziende: So.Te.Me. srl con sede legale a Mondaragone, via Palermo 33; Euromed sas, con sede a Napoli in via Gaetano Quagliariello 29; Vicamed srl con sede a Napoli in piazza Leonardo 29; Patology sas, con sede a Napoli in corso Umberto I 153. Le aziende, dichiarando falsamente la piena titolarità dei corrispondenti crediti per le forniture prestate, ottenevano dall’Asl il pagamento delle somme transatte, laddove, invece, i crediti vantati dalle società, erano stati ceduti ad altre ditte. In particolare la Berta Skye srl, grazie all’atto di cessione, aveva azionato i crediti con procedure monitorie, e aveva ottenuto l’emissione di decreti ingiuntivi a danno dell’Asl. In sostanza, la mera dichiarazione di essere ancora titolari dei crediti, che, in realtà, erano stati ceduti ed incassati pochi anni prima, ha consentito alle 4 società di ottenere una duplicazione dei pagamenti da parte dell’Asl. Il giudice per le indagini preliminari ha, inoltre, ritenuto che vi fosse un illecito amministrativo dipendente da reato ex legge 231/2001 ed ha disposto il sequestro di somme di denaro, o di beni di valore rinvenuti nel patrimonio degli indagati e delle società a loro riconducibili, per una somma complessiva di oltre 6 milioni di euro. 

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